1924

Mohsen Vaziri-Moghaddam nasce il 27 luglio a Teheran.

Primogenito di Zinat-Ossadat (16 enne) e di Seyyed-Mahdi (20 enne) la sua famiglia risale a Mirzā-Issa e Mirzā-Mussa, cittadini anziani di Tafresh (città nord occidentale dell’Iran) che entrarono alla corte dei Qājar (la dinastia Qājar o Cagiara regnò in Persia dal 1781 al 1925) e ricevettero il titolo onorifico di Vazir-Moghaddam (cioè Primo Ministro).

1926

Mahdi Vaziri-Moghaddam era un alto ufficiale nell’esercito di Rezā-Shāh e viene trasferito a Behbahān (città sud-occidentale dell’Iran) di cui diventerà governatore.

1927

Nasce del terzo genito di Zinat, Houshang che morirà di tifo all’età di un anno per le scarse condizioni igieniche e la mancanza di medicinali

“In quell’occasione mi dissero di uscire dalla casa per non vedere cosa stesse accadendo ma una volta uscito, sbirciai dalla porta e ricordo ancora quando il fratellino uscì ricoperto da un telo bianco”.

 
 

1930

Vaziri inizia la scuola elementare. Siccome il padre gli aveva già impartito lezioni di lettura e di scrittura, dopo soli sei mesi, viene trasferito in seconda elementare.

Vicino alla loro casa v’era una collina con le rovine di un’antica fortezza che erano diventate il campo giochi dei bambini;

“Riempivo il mio berretto scolastico di polvere e sassi, lo legavo con una cordicella e trascinavo quella specie di carretto su e giù per la collina. Mentre giocavo mi capitava di trovare alcuni cocci di vasi decorati di terracotta, li ripulivo e li collezionavo nella mia stanza. I vasi di terracotta presentavano tipici sfondi bianchi con alcuni segni rossi, verdi o blu della loro decorazione originaria”.

Anni dopo, quando Mohsen crea la serie Paura e volo, deve essersi ricordato di quelle terrecotte.

 

1931

Il padre viene trasferito ad Ahwāz (città centro occidentale) a 100 chilometri da Behbahān e porta la famiglia con lui.
Vaziri comincia la terza elementare ma il direttore della scuola reputò che fosse troppo piccolo e gli fecero ripetere la seconda elementare.

Il maestro del coro si era accorto della sola voce di Mohsen e del suo talento nel cantare delicatamente: anche a Mohsen piaceva cantare, ma suo padre gli proibì di dedicarsi alla musica.

1932

Nascita del fratello Nāser, ma anche lui, dopo qualche mese morirà.

1934

Quando frequentava le scuole elementari Vaziri eccelleva in materie quali geografia e storia.

“In quarta e in quinta elementare ero unico in geografia. Questo perché mi era sempre piaciuto viaggiare e, grazie ai miei libri, potevo viaggiare in tutto il mondo. Conoscevo le città più piccole, i fiumi, le montagne e tutte le capitali ed ero in grado di indicarle facilmente sulla cartina. Ci diedero il compito di disegnare le cartine geografiche dell’Asia, dell’Europa e dell’America; io copiavo le cartine del libro su grandi fogli di carta e coloravo i vari paesi con diverse tonalità di rosso, di giallo e di verde e gli oceani di blu cobalto… Oso dire che quelle cartine rappresentarono il mio primo contatto con i colori e con la pittura”.

1935

La madre di Vaziri compra la loro prima auto, una Ford. Nello stesso anno nasce Mehrān, quinta figlia di Zinat .

 

1936

Perde un anno di scuola per una grave malattia alla gola.

1937

La famiglia si trasferisce a Teheran dove Vaziri inizia le scuole medie.

 
 

1939

Lasciano Teheran per Orumiyyeh (nord ovest dell’Iran) nella regione dell’Azerbaijan.

E’ l’epoca in cui Vaziri, allora sedicenne, si cimenta per la prima volta con la pittura a olio.

Il padre divorzia e si sposa con un’altra donna con la quale Vaziri non avrà mai un buon rapporto.

1940

Nell’estate Vaziri viene mandato via dalla casa paterna e si trasferisce a Teheran;

Inizia la seconda guerra mondiale e i soldati alleati occuperanno l’Iran facendola diventare (pol-e pirouzi - il ponte della vittoria).

Non potendo più tornare dal padre rimane dalla nonna materna e non avendo mezzi per mantenersi agli studi, nel mese di ottobre si trasferisce, su consiglio di un parente, a Karaj (20 chilometri a ovest di Teheran) dove entra nella scuola secondaria dell’Istituto Agrario.

1943

E’ un anno cruciale per il giovane Vaziri che vuole continuare gli studi ma per accedere all’università deve conseguire un anno complementare; il padre non aiutandolo economicamente fa sì che rinuncia a questo sogno.

Dopo il diploma all’Istituto agrario, andai a casa di mio padre. Mio padre e la sua nuova moglie, però, non mi ricevettero. Turbato, andai a casa di un parente dove viveva mia madre; quando egli vide la mia irrequietezza mi offrì di rimanere con la sua famiglia. Suo genero dirigeva un’agenzia di appalti e mi assunse come ragioniere. Vi lavorai per tre mesi per mettere da parte un po’ di soldi”.

Successivamente s’imbatte in un vecchio amico che studiava architettura che gli parla della Facoltà di Belle Arti dell’Università di Teheran.
Vaziri non sa se può studiare pittura in modo accademico e conseguire una laurea, ma decide comunque di partecipare all’esame d’ingresso.

Nel giorno fatidico vidi studenti d’arte ovunque che erano indaffarati a copiare una scultura di Michelangelo; io mi trovavo dietro un cavalletto ma non sapevo che cosa fare. Uno studente mi consigliò di cambiare posizione e di regolare meglio la visuale dell’opera per vederne il contorno più chiaramente. Disegnai e cancellai l’opera parecchie volte, ma alla fine ricavai qualcosa”.

 

1944

Inizia i corsi all’Accademia. La produzione artistica di quegli anni si divide in paesaggi, ritratti e persone nel corso della loro vita quotidiana.

Vaziri trascorrere gli anni dell’Accademia in un alloggio per studenti e sfrutta ogni chance di lavoro per mantenersi: per un certo periodo è stipendiato come responsabile della cucina del dormitorio poi fa disegni di scena per un teatro di Teheran.

Durante la facoltà suona anche il violino ma questa sua grande passione s’interrompe dopo appena due anni. Quella della musica rimarrà il sogno inesaudito della sua vita.

A quel tempo Ali-Mohammad Heidariān e Madam Aminfar erano i maestri di pittura della facoltà.

Imparai ‘la cura del disegno’ da Heidarian e feci il resto da solo,dipingevo ritratti e paesaggi che non andavano oltre i semplici schemi di studio”.

 

1949

Vaziri si laurea risultando lo studente migliore.

Nel periodo immediatamente successivo risente dell’influenza degli Impressionisti e di Van Gogh.

1951

Vaziri trova lavoro come insegnante d’arte presso l’Ufficio nazionale di Belle Arti. Ottiene il posto per due anni ma per certe ragioni rifiuta un impiego permanente.

1952

Per quasi tre anni lavora al Ministero della cultura nell’organizzazione del Truman’s Point Four Program, con la mansione di disegnatore grafico.

Un amico mi presentò l’organizzazione. Superai l’esame d’ammissione e il salario era di 800 Toman al mese per i poster che disegnavo. Si trattava di una paga netta enorme, cosicché potei risparmiare denaro per il mio viaggio all’estero. Le autorità del Ministero della cultura mi consigliarono di andare negli Stati Uniti, ma io preferii l’Europa”.

Espone le sue opere figurative alla Iran-America Society: si tratta della sua prima mostra personale.

Benché abbia deciso di continuare gli studi all’estero, a causa di alcuni dissesti finanziari la sua decisione viene rimandata di alcuni anni.

1954

In primavera, grazie agli sforzi di Parviz Nattel-Khanlari, letterato e professore all’Università di Teheran, si tiene una mostra delle sue opere all’Istituto culturale tedesco-iraniano.

1955

Decide di andare in Italia.
Sono passati 13 anni dall’ultima volta che vide il padre e l’estate, dopo un viaggio di 12 ore a cavallo lo raggiunge a Kalāte Nāderi (città di confine con la Russia). Passano assieme una settimana ma è l’ultima volta che si vedranno.

Ad agosto parte per l’Italia e a settembre entra all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Essere all’accademia significava essere a stretto contatto con l’arte e la cultura del paese, conversare con i professori, vedere i musei e partecipare alle discussioni di classe, confrontare le varie forme d’arte; poco a poco, quell’esperienza mi stava dando ciò che cercavo”.

In questi anni è fortemente influenzato dall’Informale europeo ma anche dall’Espressionismo astratto americano che giunge in Europa, attraverso una serie di mostre itineranti.

Studiando e analizzando le nuove correnti dell’arte moderna, arrivai alla conclusione che la pittura non è la ricostruzione della realtà oggettiva, ma l’artista deve creare qualcosa che non è mai esistito prima”.

Durante le vacanze estive parte per la Danimarca. In quest’occasione vede per la prima volta dal vivo dipinti di Van Gogh; Il quadro che più lo suggestiona è Ronda di Notte di Rembrandt.

Dipinge su carta Nature Morte e Paesaggi

 

Realizza i primi Quadri Astratti.

1957

A marzo il Prof. Gentilini organizza una mostra dei dipinti figurativi di Vaziri alla Galleria Portonovo di Roma.

La collezione è il risultato di un’esperienza originale che impiegava gli elementi tradizionali iraniani e Franco Gentilini, importante pittore egli stesso e professore di pittura all’Accademia di Roma, nell’opuscolo di presentazione scrive:

“[…] Più difficoltoso e più serio nello stesso tempo, il compito di mettersi su una strada di studio, di esperienze proprie, affermando le proprie qualità attraverso l’esercizio continuo dell’arte. Mohsen Vasiri ha scelto questa seconda via ed è un sintomo, una garanzia di serietà, di preparazione, rifiutare i motivi, le occasioni facili del tempo. […] I suoi quadri, le sue figure, sono personaggi che hanno avuto vita nella corte fastosa di una raffinata civiltà e vivono una metempsicosi moderna attraverso gli impulsi e il sentimento del pittore. Certe pennellate, il tocco leggero, il fondo oro, gli arabeschi aprono un mondo di squisita fantasia, di sogni e di calde passioni. Il sentimento del pittore esplode in questa moderna versione delle tradizioni, dei fasti della sua terra. Non è facile vedere le origini di questa pittura. Essa si allaccia alle più antiche tradizioni artistiche della Persia, allo splendore del periodo Sasanide, alle miniature, agli affreschi di Nishāpur, allo stile pittorico dei Saljuk, di Khalil, della scuola Timurud. Apre i fasti di una corte raffinata e ne interpreta i personaggi, i re, le regine, in una versione del tutto nuova, interamente moderna. Gli influssi, la scuola alla quale Mohsen Vasiri si è formato sono, a volte, quelli di Matisse e più specificatamente sono quelli dell’arte francese. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dal 1955 e l’incontro con una sensibilità pittorica tutta latina, così vicina sotto alcuni aspetti a quella della sua terra, è stato un fatto determinante per il pittore”.

Anche Mario Bussagli, professore di Storia dell’Arte Orientale all’Università di Roma, in un articolo dal titolo ‘Lo spirito di tradizione in una forma moderna’ recensisce la mostra di Vasiri:

“ [...]alcuni quadri animati da un caldo senso del colore e che presentano caratteri particolari degni di nota. Vasiri tende infatti a ricollegare la propria arte alle tradizioni del mondo iranico ottenendo dei risultati di indubbia validità. […] ed è proprio dall’arte sassanide che Vasiri ha tratto l’ispirazione per la sua arte. […] Direi che il suo sforzo è quello di rendere attuale la capacità di stilizzazione e la tecnica figurativa di un mondo lontano, superandola ed adattandola. […] opere pienamente valide animate da un senso del colore che è indubbiamente suo e che aggiunge vigoria alla struttura stessa delle composizioni. E inconsciamente le creazioni di Vasiri rivelano ancora quel senso di equilibrio e di serenità che anima tutte indistintamente le opere d’arte dell’antico Iran sia prima che dopo l’Islam. Lo sforzo di ricercare, nella corrente tradizionale del proprio paese, formule nuove, definisce meglio di ogni altro dato l’arte del Vasiri che, rifuggendo dall’anonimo internazionalismo d’ispirazione occidentale, presenta qualcosa di nuovo e di sincero”.

Il 30 giugno si tiene una mostra delle sue opere figurative alla Galleria Die Brucke di Düsseldorf, mostra che viene poi trasferita alla Galleria Stenzel a Monaco di Baviera.

Vince la Medaglia del Sindaco di Roma alla VII Fiera d’Arte di Via Margutta – Associazione Artistica Internazionale di Roma.

Parte per l’Olanda e continua a visitare importanti musei. Realizza alcune vedute della città.

1958

La Galleria Schneider di Roma mette in mostra i dipinti più recenti di Vaziri, dove unisce elementi orientali e occidentali.

Comincia a distaccarsi dai dipinti realistici prediligendo forme astratte.

Egli però non è ancora completamente convinto della strada che ha intrapreso. Per questo motivo chiese a Toti Scialoja, pittore e professore all’accademia, una sua opinione:

Se vuoi essere un pittore normale mantieni questo passo, ma se stai provando a diventare un artista dimentica tutto quello che hai fatto e ricomincia daccapo’.
Non era un compito semplice”, dice Vaziri, “dopo tutte le tensioni che avevo provato. Decisi però di trascurare il mio passato e seguii i suoi corsi per sei mesi, facendo qualsiasi tipo di pratica. Fu il periodo in cui imparai la concezione di pittura astratta e come creare spazi visivi ”.

Lo stesso anno partecipa alla XXIX Biennale di Venezia con l’opera Una città persiana.

Il 31 giugno vince la Medaglia di Bronzo e il Diploma di Merito (riservato solo agli artisti stranieri) alla VIII Fiera d’Arte di Via Margutta - Associazione Artistica Internazionale di Roma

Il 5 novembre riceve il Diploma di Benemerenza ‘San Vito Romano’ e la Medaglia d’Argento dall’ Ente del Turismo della Città di Roma.

Con il passare del tempo abolisce la pittura realistica e comincia a studiare i materiali, gli schemi, il ritmo e i prospetti espressivi delle linee. La sua pittura astratta è ovviamente influenzata dall’arte informale; questa fase dura circa due anni.

1959

Realizza la serie Forma e spazio.

28 dicembre
Partecipa alla VIII Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma presso il Palazzo delle Esposizioni.

Una delle sue opere astratte partecipa al VII Concorso Estemporaneo per il Premio Nazionale di Pittura Marina di Ravenna’ e riceve il Diploma d’Onore e Premio del Presidente del Consiglio (Coppa Artistica d’oro - argento). Intitolato Ritmo della rete da pesca sul canale, questo dipinto a olio è custodito nella collezione della Presidenza del Consiglio.

Venni invitato dal comune di Ravenna a partecipare ad un corso Internazionale intitolato ‘Veduta di Marina di Ravenna’; Ogni artista aveva a disposizione una settimana per presentare un paesaggio della città. Passai la settimana a passeggiare in bicicletta con un amico quando all’improvviso la rete di alcuni pescatori del canale attirò la mia attenzione. Feci il disegno e lo portai subito alla commissione”.

Partecipa alla IX Mostra Nazionale di Pittura Contemporanea Maggio di Bari.

Parallelamente all’Accademia, lavora saltuariamente come doppiatore in lingua persiana a film italiani e grazie a questi soldi compra la sua prima auto.

Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma discutendo una tesi su Mondrian e la sua influenza sull’arte del XX secolo. Nella commissione vi erano tra gli altri il Presidente dell’Accademia Dott. Guerrisi e il Dottor Rivosecchi.

Vaziri è ancora alla ricerca di uno stile particolare e individuale: finalmente, nella tarda primavera, sulle sponde del lago di Albano ricoperte di sabbia nera raggiunge il suo scopo. Egli cita molte volte questa esperienza giocosa come il punto di svolta della sua carriera artistica:

Stavo giocando con la sabbia nera presente sulla riva per divertire i miei amici. Improvvisamente, le tracce delle dita sulla sabbia attirarono la mia attenzione: mi venne una nuova idea, mi tornarono in mente le memorie dell’infanzia, quando giocavo con la sabbia… mi ricordavo di qualcosa che avevo già fatto in passato. Un gioco inutile era già stato trasformato in pratica visiva. Finii di giocare con i miei amici e me ne tornai a Roma con un sacco di sabbia. Trovare forme nella sabbia era un passatempo e ci vollero mesi prima che trasferissi su tela gli schemi che avevo ricavato”.

Il 28 dicembre del 1959 Vaziri esibisce alcuni suoi dipinti astratti alla Galleria d’arte Trastevere di Roma.

1960

Il 2 gennaio realizza il primo quadro di sabbia.

Qualche mese più tardi compone la prima serie di Monotipi.

Aprile - Maggio
A Teheran, al Palazzo Abiaz, l’Ufficio Generale delle Belle Arti del Paese (edâreh-ye kol-e honarhâ-ye zibâ-ye keshvar) organizza la II Biennale di pittura; Vaziri vi partecipa con tre opere e riceve il primo premio, la Royal Grand Prize.

Partecipa alla XXX Biennale di Venezia con un'opera dalla serie Forma e Spazio.

In settembre il Deutscher Bucherbund di Monaco di Baviera organizza una mostra dei suoi dipinti di sabbia. Giulio Carlo Argan, professore di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Roma e direttore della Società dei Critici d’arte, scrive la prefazione al catalogo:

Degli artisti stranieri che riprendendo una consuetudine antica, operano a Roma, Mohsen Vasiri, un persiano, è uno dei più interessanti per la direzione della sua ricerca e l’autenticità dal suo mondo d’immagini. Quella ricerca si rivolge a un tema essenziale e costante: lo spazio. Nelle immagini di Vasiri il motivo dominante è quello di un ordine primitivo, essenziale che governa il mondo delle sensazioni: lo spazio dei suoi quadri è infatti dapprima dimensione senza limiti, infinitamente estesa, nella quale il colore, che la riempie come la sostanza stessa della percezione, determina strati, distanze, flussi e riflussi di moto. È un’esperienza che non può oggettivarsi perché non può trovare limite, e così colma di sé l’esistenza. Poi, in quella dimensione animata da una vitalità quasi inafferrabile, si scopre che il principio di moto è ancora il gesto umano; ma ricondotto anch’esso al suo principio, al suo primo costituirsi come bisogno di un contatto diretto, addirittura tattile, con la realtà. Le immagini della più recente pittura di Vasiri appartengono alla categoria delle impronte; dei segni, cioè, che il nostro essere imprime nell’essere del mondo e per mezzo dei quali costruisce la sua iniziale esperienza. Perciò Vasiri ha scelto, come materia della propria pittura, la prima materia dell’esperienza, ricavandola dai remoti ricordi dell’infanzia: la rena nera e rossa delle sue spiagge e sulla quale la mano del bambino traccia i primi segni, apparentemente casuali e tuttavia pieni di significati misteriosi. Quei segni di una mano umana sulla rena gialla, nera, rossa sono, per Vasiri, i primi atti di un necessario, essenziale contatto dell’essere umano col mondo quelli con quali si fissa per la prima volta, e per sempre, una relazione tra estensione e durata, tra spazio e tempo.  Da quel gesto dipenderà ogni ulteriore determinazione d’immagine, perché è con esso che nasce la prima struttura dello spazio e non come qualcosa di esterno, ma come qualcosa che la vita stessa, nel suo attuarsi, determina. Una iniziale, semplice geometria nasce da quel gesto e da quel primo diretto contatto con la materia del mondo: come a indicare che ogni pensiero, ogni immagine, sono già impliciti in quella prima esperienza”.

La stessa mostra viene portata in novembre al Markisches Museum di Withen, sempre in Germania e ha un’ampia eco sulla stampa.

Il Westfalische Rundschau riporta che le opere di Vaziri sono ben accolte dal pubblico:

Vi è una tale risposta non solo perché Vaziri non segue il tachisme, ma anche perché egli ricerca un suo stile particolare…”.

In un altro numero, un articolo analizza i quadri di sabbia dell’artista:

I dipinti di sabbia di Vaziri […] risentono ancora dell’influenza dello schema generale dell’arte informale, e i suoi quadri sono narrazioni continue di un motivo costante. A prima vista essi sembrano libere rappresentazioni di grandi architetture pittoriche. Le linee collegate e unite sono rappresentate in modo omogeneo ed equilibrato; le figure geometriche sono forme visive abili e armoniche, e dividono la tela in modo organico. Tuttavia, quando arriviamo a considerare lo sforzo compiuto sull’opera d’arte, dobbiamo pensare due volte: Vaziri fa un passo indietro per mettere la sua arte in primo piano. Egli ricorda le linee geometriche originarie dell’infanzia, osservate sulle spiagge del suo paese, che gli hanno fornito la prima e più misteriosa ragione di vita e l’associazione intuitiva all’essenza della natura. Ora Vaziri disegna questi segni e queste rappresentazioni forti con un vivido movimento nel vuoto dello spazio. Ma alla base di tale movimento c’è un’intenzione ambiziosa: egli cerca di trasformare le intuizioni concrete in metafore e in concetti astratti come il tempo e la posizione. Ciò necessita della consistenza di un tempo e di una posizione quadridimensionale come mezzo tangibile per dipingere. Le linee parallele, considerate le onde cosmologiche dell’ordine del mondo, mostrano i movimenti fondamentali dello spazio; questi possono essere visualizzati solo attraverso se stessi, sotto forma di movimenti dinamici, di tensione della pressione e contropressione e d’intersezioni, poiché nel cosmo non vi è alcuna direzione verso il suo limite. Le strisce parallele, sottoposte a un processo di trasformazione continuo senza architetture stabili, e ciononostante stabili, e ordinate in modo rigorosamente geometrico, simboleggiano l’armonia funzionale dell’universo. Accompagnati da sobrie armonie di colore ed eseguiti con una tecnica da virtuoso, i dipinti sono stati creati in modo alquanto abile”.

Il giornale Ruhr aggiunge:

Nella sala dell’ala destra del museo, Mohsen Vaziri-Moghaddam, artista iraniano di 36 anni, espone le sue opere più recenti, che sembrano arrivate a noi da un altro pianeta. Inoltre, abbiamo ammirato i suoi quadri di grandi dimensioni coperti di schemi rossi e neri che si sovrappongono e attraversano decisamente lo spazio, come se fossero sentieri che portano a un territorio inesplorato, o nell’occhio della mente o che salgono fino al cielo. Da dove provengono? E dove vanno?

1961

20 settembre – 3 ottobre
Espone gli ultimi lavori di sabbia inaugurando una personale alla Galleria del Numero di Roma.

Prende parte alla mostra Cento artisti astratti al Museo di Pistoia in Italia.

1 – 25 luglio
Partecipa alla 311.a mostra 10 Artisti Stranieri della Galleria Numero di Firenze.

Il giornale Telesera del 6 ottobre 1961 scrive:

L’artista è coinvolto in una ricerca vigorosa e aggiornatissima nell’ambito dell’arte contemporanea. A dire il vero, la ricerca di Mohsen Vaziri si propone di esplorare concetti nuovi di spazio, che non è più geometrico o naturale ma che rivela soltanto il tempo interiore. Il tempo trascorre, rapido o lento, per assomigliare alla sua vita interiore. I segni di colore o di sabbia lasciati sulla tela, infatti, vogliono evidenziare le sensazioni dell’età dello smarrimento”.

Un'altra recensione appare ne Il Secolo d’ltalia del 7 ottobre 1961 a firma di Pensabene:

Il giovane pittore persiano Mohsen Vasiri era stato presentato quattro anni fa da Monachesi a Portonovo, la vivace galleria che questo notissimo pittore tenne per qualche anno a Via del Babuino. […] Ora Vasiri ha inaugurato una personale alla Galleria del Numero. Da almeno parzialmente figurativo è diventato astrattista, ed in un modo particolare: per lui la materia granulosa, la sabbia che per alcuni pittori serve da ossatura al colore è diventata quasi l’esclusivo mezzo per esprimersi. Ne risulta un disegno più che una pittura astratta; un disegno in cui c’è un’aridità desertica; certo scabro paesaggio dell’Iran la cui asprezza sembra di sentire nella stesura ottenuta con raschiamenti, con strappi. Sembra ripreso a fondo quel mondo sassanide, secco pure nell’esuberanza fantastica (che poi fu in parte addolcito e diluito dalla inondazione islamica)”.

A ottobre espone al Salone d’Autunno della Galleria San Marco di Roma.

La rivista VITA settimanale di notizie del 19 ottobre 1961 Anno III N. 131 Vol.VI scrive un articolo dal titolo SABBIE COLORATE:

Per Mohsen Vasiri il cavalletto non è strumento necessario e indispensabile; e anche i colori, del resto non sempre assumono ruolo di importanza. Mohsen Vasiri, da quando ha abbandonato i modi figurativi, non adopera più il cavalletto; e soltanto raramente chiede aiuto ai colori. I suoi quadri hanno corposità e sottigliezze cromatiche, ma il più delle volte il colore è naturale, non soggetto alla manipolazioni chimiche. Il trentacinquenne pittore persiano, infatti, affida il suo estro creativo al fluidissimo gioco della sabbia. Sabbia nera, gialla, marrone, raccolta tra Castel Gandolfo e Ostia, a Fiumicino e su altre non lontane spiagge, bell’e pronta per diventare consistente immagine della sua ispirazione; motivi che per Mohsen Vasiri costituiscono il segno e al percezione della sua esistenza.
Mohsen Vasiri attende al suo lavoro stando chino a terra. Su una larga superficie, dove ha disteso la materia, la sabbia restituisce in immaginose forme, in larghe strutture venate, il suo gesto che è graffio, impronta e ricerca. Quando Vasiri ha trovato la sua immagine, la ristampa con un procedimento di recupero: una nuova superficie sulla quale ha disteso «vinavil» (un tipo di colla a freddo) accoglie la sua espressione tattile. Mohsen Vasiri ha esposto le sue inaugurando la stagione artistica della Galleria Numero, ma già a Londra (alla Drian Gallery) attendono il suo lavoro. Intanto l’artista continua a giocare con la sabbia colorata: un ragazzo che continua a costruire, come su una spiaggia, le forme della sua fantasia”.

 

1962

15 - 28 marzo
La Galleria Numero di Milano espone una selezione di opere di Vaziri che verrà poi presentata all’ I.C.A. LibraryInstitute for ContemporaryArt di Londra.

In questi anni, tra Roma e Milano, frequenta e diviene amico dei giovani artisti dell’epoca tra i quali Enrico Castellani che lo ospita una settimana a casa sua a Milano.
Altri amici e colleghi saranno Piero Manzoni, Bruno Caraceni, Mario Ceroli, Tomonori Toyofuku, Ettore Innocenti, Franco Angeli, Tano Festa e Jannis Kounellis.

Partecipa al Concorso internazionale di pittura Piccola Europa a Sassoferrato e ottiene la Medaglia d’oro del Senato.

In primavera viene inaugurata la III Biennale dell’Arte di Teheran, dove il Prof. Argan siede nella giuria: le opere con la sabbia di Vaziri sono nominate per il Diploma di Merito e per la Medaglia d’oro.

La Regina d’Iran Farah Diba visita la mostra.

Partecipa alla XXXI Biennale di Venezia. L’opera Sabbia nera è tra i lavori premiati.

Luglio – Settembre: Partecipa alla Mostra della Redfern Gallery di Londra.

Durante l’estate, dopo otto anni di assenza, compie una brevissima visita in Iran.

Mentre è a Teheran, l’Ufficio nazionale di Belle Arti organizza una mostra dei suoi lavori con la sabbia e delle sue stampe alla Farhang Hall.

Per l’occasione il Journal de Teheran scrive un articolo sulla vita e la carriera di Vaziri spiegando come realizza le opere con la sabbia e pubblica inoltre, il 25 luglio 1962, la traduzione in francese dell’articolo di Argan [Mano Umana sulla Terra].

Vaziri rappresenta l’Iran alla Biennale Internazionale di San Paolo in Brasile dove espone tre quadri di sabbia.

1963

Dal 5 al 26 Marzo la Galleria George Lester di Roma tiene una mostra dei suoi ultimi dipinti con la sabbia che attrae l’attenzione di molti critici d’arte italiani. Palma Bucarelli, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, visita la mostra.

Alberto Bevilacqua su Il Messaggero del 14 marzo 1963 recensisce la mostra:

Alla Galleria ‘George Lester’ in via Mario dei Fiori espone il pittore Mohsen Vasiri. Questo artista d’origine persiana è fra i più interessanti che io abbia conosciuto in questi ultimi tempi. Egli stesso mi ha raccontato come è nata la sua intuizione poetica che ha un legame sottile fra un mondo di antichissima civiltà e il nostro moderno. Egli ha osservato un giorno come la mano di un fanciullo cerchi non solo di costruire qualcosa sulla sabbia, ma con le sue dita scavi e tracci linee sottili e intrecciate. Non è quel gesto il cercare quello che è nell’intimo dell’uomo, giorno per giorno e che si ripete come sentimento espresso e poi soccombe alla morte e questo in tutte le età e in tutti tempi? L’artista ha tracciato quel gesto prima come desiderio che si tende oltre i confini dello spazio, poi nel suo continuo ripetersi, in un tracciato di segni che si intersecano. Segni di colore con una nota dominante che può essere il rosso o il giallo col nero, o il nero con il grigio. Non è un gesto che meccanicamente si ripete ma che riflette una sensibilità poetica profonda e, dicevo unisce un’antichissima civiltà ai nostri giorni nella sua coerenza ed essenzialità di ordine. Un ordine che è al fondo di una meritata natura orientale così come lo rivela il prezioso tappeto arabescato. Solo che qui non si tratta di un segno di carattere decorativo, ma allusivo di uno stato d’animo, di una percettibile realtà dello spirito che avverte con raffinata sensibilità pittorica la condizione dell’uomo presente. Più che mai teso nel gesto continuo di ricercare e costituire qualcosa per non soccombere alla morte”.

Contemporaneamente alla mostra alla Galleria Lester, Argan analizza la sua arte in un’intervista sulle arti visive trasmessa in un programma radiofonico il 22 marzo 1963:

Vaziri che espone da Lester è un pittore persiano che lavora a Roma da molti anni; indubbiamente la personalità di maggior rilievo nell’arte persiana contemporanea. Gli elementi del suo lavoro sono estremamente semplici: sabbia e terre colorate di ogni tipo, stese sulla superficie del quadro con gesto naturale della mano, come quando sulla spiaggia si fanno e si disfano solchi e mucchietti di rena. Il ritmo del gesto però, non è ozioso o distratto, mediante quel gesto e quella materia, l’artista cerca di stabilire o ritrovare una continuità e una continuità ritmica, tra sé e il mondo e sia pure quel tanto di mondo che la nostra mano muovendosi, raggiunge e tocca. La visione di Vaziri in questi ultimi anni è andata ampliandosi ed approfondendosi. Non è più soltanto l’evocazione poetica di un gioco infantile o di una condizione di rilassamento e di partecipazione ai fatti più semplici e vicini alla natura ma la ricerca di una continuità profonda, di una continuità non soltanto di ritmo, ma di contesto tra lo  spazio e il tempo infinito del mondo e quelli dell’esistenza. In questo senso la pittura di Vaziri si colloca sicuramente e con una situazione originale nella serie di quelle così dette “poetiche del continuo”, che costituiscono una delle correnti più ricche di apertura della pittura che cerca possibilità nuove oltre l’informale.

Nell’estate partecipa come ospite alla IV Biennale Internazionale d’Arte Oltre l'informale della Repubblica di San Marino.

1964

A settembre, dopo un breve viaggio a Parigi, viene invitato dal Ministero dell’Arte e della Cultura d’Iran ad insegnare presso il Collegio maschile d’Arte. Capovolge il metodo d’insegnamento dei maestri conservatori e dà una nuova spinta dell’educazione artistica del suo paese con le sue conoscenze e la sua esperienza.

Si trasferisce in Iran insieme alla sua compagna di allora ma non vivranno insieme a lungo.

Nell’autunno di quest’anno muore sua madre.

Nello stesso anno, dietro invito di Hushang Seyhoun, decano della Facoltà di Belle Arti, l’artista collabora con Mahmud Javadipur nell’insegnamento universitario. Tuttavia, a causa di qualche disaccordo con il decano, la loro collaborazione non dura più di sei mesi.

In novembre e dicembre il Museo del Carnegie Institute di Pittsburgh, negli Stati Uniti, organizza una mostra di artisti di 35 paesi: uno dei dipinti di sabbia di Vaziri, prestato dalla Galleria Lester, viene presentato insieme a opere di Hans Arp, Pierre Soulages, Eduardo Chillida e di altri artisti internazionali.

Il Museum of Modern Art di New York acquista l’opera di Vaziri per la sua collezione.

Espone alla XXXII Biennale di Venezia.

1965

Il 4 marzo insieme alla Galleria Saba, organizza una mostra di strada di un giorno con le opere di giovani pittori di Teheran; il luogo è l’attuale Parco degli studenti. Si tratta di una manifestazione unica nel suo genere.

1966

Inizia a insegnare alla Facoltà di Arti decorative e vi resta fino al 1975.

Oltre ai corsi di tecnica della pittura, tenevo i corsi di disegno e di colore. La mia responsabilità maggiore era aprire la mente degli studenti alla creatività artistica. Dicevo loro come guardare la natura, come seguire l’immaginazione e le idee artistiche e come visualizzare il loro mondo interiore sulla tela. Mi ricordavo di varie tecniche artistiche (ecco la ricerca artistica) e insegnavo agli studenti a usare i mezzi visivi e materiali diversi; inutile dirlo, al centro di tutto vi era il disegno”.

Dopo il ritorno in Iran Vaziri rimane lontano dalla pittura per circa tre anni. Egli non è più interessato ai dipinti con la sabbia ma non può certo trascurare le sue precedenti ricerche. Arriva a considerare le linee tracciate con le dita sulla sabbia come il principio regolatore di composizioni che raggiungono una sorta di astrazione geometrica e getta le basi delle future tecniche costruttive tridimensionali.

Con il passare del tempo con un’esatta forma geometrica disegnai le impronte delle mie cinque dita su uno sfondo colorato, ritagliai le forme e le feci uscire. Le serie di rilievi del 1967-68 sono l’esito dei dipinti di sabbia. All’epoca prendevo molto in considerazione lo spazio costruttivo, la disciplina delle forme e il ritmo presi deliberatamente dalla ripetizione degli archi e dei tetti delle case presenti nei villaggi del deserto”.

Sulle ricerche costruttive dell’artista non è trascurabile l’influenza di De Stijl (vedi la sua tesi di laurea su Mondrian) e ovviamente, del movimento ottico-cinetico della prima metà degli anni Sessanta.

In quel periodo si trasferisce in una casa con un vecchio giardino in Maqsud-Beig Street a Tajreesh (un quartiere di Teheran), dove trova lo spazio adatto per creare opere tridimensionali di grandi dimensioni. Egli abita e lavora in questa casa per oltre dieci anni e di tanto in tanto, i suoi studenti gli fanno visita.

1968

Vaziri dà lezioni su Mondrian e Kandinsky alla Facoltà di Belle Arti e alla Facoltà di Arti Decorative.

Realizza nuove opere utilizzando fogli di cartone e fiberglass.

Espone questi suoi nuovi lavori alla Galleria Seyhoun di Teheran. La Regina d’Iran Farah Diba visita la mostra.

Riceve una borsa di studio di un anno alla Cité des Arts di Parigi dal Ministero dell’Arte e della Cultura di Francia.

A Parigi trova un materiale che in Iran non aveva mai visto, fogli d’alluminio lucidi e sottilissimi che utilizza per comporre le sculture che finora aveva realizzato solo col cartone.

Produce la serie Rilievi in Metallo.

Le opere di Vaziri e di altri artisti iraniani partecipano al Festival Internazionale di Royan che vengono inseguito esposte nella sede della televisione francese.

Al festival di Royan un architetto francese propone a Vaziri di costruire un portone sullo stile delle sue sculture in alluminio.

Quest’opera, larga 4 e alta 2 metri, viene realizzata nel 1971 dallo stesso Vaziri e diviene il portone d’entrata della facoltà di scienze sociali della città di Nancy. Purtroppo, nonostante un regolare contratto, non gli verrà riconosciuta nessuna ricompensa.

A settembre i suoi rilievi in metallo partecipano a una mostra collettiva di artisti contemporanei al Art Festival di Shiraz.

Continuando le sue sperimentazioni su lavori tridimensionali, Vaziri si concentra sulle opere realizzate con fogli d’alluminio e di ferro, focalizzandosi sul dinamismo visivo e usando molto i colori. Il suo metodo consiste nel dipingere il retro delle strisce di metallo e nel mettere pezzi di legno dipinto tra di esse. La danza dei riflessi di luce sulle forme esposte e rinchiuse evidenzia le onde sulla superficie delle opere in rilievo.

Inizia ad insegnare anche alla Facoltà di Belle Arti.

Di lì a poco intraprende una nuova strada artistica realizzando una serie di sculture, immobili e poi mobili, di legno. Quelle mobili sono conosciute come i Pardis (Paradiso).

“Basandomi sull’esperienza con i rilievi di metallo, incominciai a fare sculture di legno. Abbandonai le strisce di metallo e mi concentrai sui pezzi di legno tra di esse. All’inizio attaccavo i pezzi di legno insieme, formando angoli retti; si trattava a volte di legno intero, a volte di legno con archi e buchi. L’evoluzione razionale di queste sculture immobili mi spinse a produrre una serie di sculture articolate. All’inizio del 1970, invece di attaccare semplicemente i pezzi di legno, incominciai a unirli con dadi e bulloni per far sì che si aprissero e chiudessero proprio come le giunture del corpo umano”.

1971

A luglio la Iran-America Society organizza una mostra delle sue sculture di legno intitolata Forme in transizione.

Espone alcuni quadri di sabbia al Festival Internazionale di Cagnes-sur-Mer in Francia.

1972

A dicembre la Tyler Art School di Roma (collegata alla Pennsylvania Temple University) mette in mostra una collezione delle sue sculture in legno. Argan nella prefazione al catalogo scrive:

Conobbi Vasiri in Persia, saranno ormai dieci anni. Era, nel suo paese, uno degli artisti più giovani, inquieti, promettenti. Perfettamente informato di quello che accadeva in Europa e in America, e in nessun modo nostalgico del folklore islamico, faceva una vigorosa pittura di materia e di gesto, utilizzando sabbie argentee e brune, e ritrovando nel moto istintivo della mano che solca e filtra la rena il senso delle prime esperienze dell’uomo a contatto con la realtà. Sono lieto di salutare il ritorno di Vasiri in Italia, che considera una seconda patria. Vi ritorna come scultore, e la sua passione è evoluta ma non mutata. È più adulto e laborioso il suo artigianato di costruttore di simulacri lignei articolati e mobili, che possono essere grandi giocattoli o strane creature antidiluviane. Con le lunghe zampe seghettate, si fanno spazio in un mondo in cui tutto è ormai innaturale; e la memoria infantile, non meno che l’onestà del lavoro artigianale, rendono amiche e domestiche le loro forme aggressive”.

Sposa una delle sue allieve ma il matrimonio non dura molto tempo.

1973

A Giugno la Seyhoun Gallery organizza una mostra dal titolo 10 anni di Mohsen Vaziri in cui viene esposta la produzione artistica dei dieci anni precedenti di Vaziri.

Behrouz Suresrāfil, critico d’arte del quotidiano Āyandegān, esamina il percorso artistico di Vaziri in un articolo del 4 luglio 1973:

Questo lasso di dieci anni comprende tre fasi: il periodo dei dipinti di sabbia, il periodo dei rilievi di plastica e di metallo e, infine, il periodo delle sculture lignee. Questo decennio rivela molto bene la carriera artistica di Vaziri […] Nei primi lavori con la sabbia, le forme occupano solo una parte dell’intera tela bianca, come se passassero attraverso lo spazio delimitato dagli estremi orizzontali e verticali. Man mano che le forme diventano più dense e la tela viene riempita di forme ricurve intrecciate, lo sfondo diventa più importante e gli strati di colore si manifestano sempre più […] Il punto più significativo di questo periodo è che l’artista è riuscito davvero a riempire il gap tempo/posizione come dimostrano le superfici delle sue tele bidimensionali. In altre parole, alla base delle sue opere non c’è solo un’idea favolosa, ma vi sono anche cura, efficienza e intimità con la natura, tutte caratteristiche evidenti in ogni suo quadro. La sabbia occupa la sua mente per un po’ di tempo, ma si trasforma gradualmente in segni della mano più profondi: ora l’artista non s’accontenta più dei segni leggeri della sabbia, quindi la superficie piatta della tela si strappa per trasformarsi in opere di plastica e di metallo. Fogli di plastica e di acciaio inossidabile vengono fatti a pezzi e infiammati. La composizione diventa più importante e il colore si materializza per essere più ampio e più chiaro; tuttavia, gli schemi paralleli, come creazioni della mano, rimangono difficili da individuare. Perciò, se le forme dipendevano da una superficie bidimensionale, i rilievi in plastica possono essere considerati lo sviluppo dei dipinti di sabbia (in questi lavori Vaziri utilizza lo spazio in modo dinamico). La dipendenza dalla superficie non dura a lungo e i frammenti di plastica e d’acciaio si liberano dalle restrizioni bidimensionali per crescere fino a diventare sculture lignee. Le sculture risentono ancora dell’influenza del periodo dei dipinti di sabbia nelle loro superfici e negli angoli intagliati: esse s’innalzano come un cumulo di rocce ondulate e presentano forme intrecciate in tre dimensioni. Le sculture del periodo sono al tempo stesso semplici e complesse, poco romantiche ma delicate. Eppure, tutto questo sembra non essere ancora abbastanza per l’artista: perciò fa a pezzi le sculture e le riassembla con giunture che si muovono sul loro asse e si trasformano in mostruose articolazioni di legno […] Ecco come il tempo entra nelle sculture. […]”.

L’evento è riportato anche dal Keyhān International del 3 giugno 1973. Nella recensione della mostra, il corrispondente conclude:

L’emergere delle idee, la loro cristallizzazione e la loro espressione con mezzi diversi sono davvero geniali e notevoli”.

1974

La Litho Art Gallery di Teheran tiene una mostra delle sculture articolate di Vaziri che nel frattempo sta preparando la stesura di due suoi libri intitolati Metodo del disegno (per le Accademie artistiche), Guida alla pittura (per le Facoltà artistiche)

Costruisce dei piccoli Pardis in plexiglass.

 
 

1975

A febbraio con il patrocinio del Ministero dell’Arte e della Cultura, si tiene alla Galleria Takhte-Jamshid di Teheran la mostra Mohsen Vaziri: una retrospettiva (1955-1975).

Per l’occasione, Behrouz Suresrāfil, giornalista del quotidiano Āyandegān rilegge gli sviluppi artistici di Vaziri in un articolo pubblicato il 19 febbraio 1974:

 “La natura che sta alla base dei diversi periodi dell’artista idealizza ora l’essenza della creazione nelle sculture, perfette e magnifiche, intitolate Pardis (1974), spiegando le ali come un uccello meraviglioso: essa sbalordisce e occupa tutto ciò che le sta intorno. Nell’opera Pardis (Paradiso) non vi è rimasta alcuna traccia di violenza o di mostruosità, ma vi sono curve più delicate e ritmi più tenui. Dopo Pardis alcuni rilievi articolati e colorati annunciano una nuova fase nel percorso dell’artista. Pezzi tagliati, dipinti e senza forma, cambiano posizione sia rispetto a loro stessi sia rispetto allo sfondo e offrono a chi guarda la possibilità di prendere parte a questo processo creativo”.

Il quotidiano Javānāne Novin Iran del 27 marzo 1974 pubblica un’intervista nella quale l’artista dichiara:

Non mi sono mai piaciute quelle sculture che rimangono ferme in un angolo; avevo bisogno di uno strumento da utilizzare come una mano, da aprire e chiudere ogni volta che volevo, e da posizionare ovunque”.

Espone alcuni Pardis presso la Galleria Seyhoun a Teheran.

È l’ultimo anno che insegna alla Facoltà di Belle Arti di Teheran.

1976

In occasione del decimo anniversario della Seyhoun Gallery di Teheran, si tiene una mostra delle opere recenti di Vaziri nella galleria stessa; tranne alcuni piccoli pezzi di Pardis, fatti con fogli di Plexiglas, le sue nuove opere sono un ritorno alla superficie.
Infatti, disegni con forme organiche e geometriche e con linee parallele e intrecciate, e rilievi articolati basati sui disegni, rivelano un’altra fase della ricerca di Vaziri sul moto, sullo spazio e sul tempo. I rilievi, traboccanti di colori vividi, sono capaci di trasformarsi come le sculture mobili e consentono a chi guarda di condividere il processo di evoluzione.

Nello stesso anno continua la sua ricerca pittorica trasponendo i bassorilievi girevoli dal legno alla tela. In queste opere appare la forma delicata di un uccello che vola via in contrapposizione alle invadenti forme intagliate; è nota come la serie Paura e volo.

In estate Alberto Moravia (scrittore e giornalista, considerato uno dei più importanti romanzieri del XX secolo) visita l’Iran e in quest’occasione conosce Vaziri.
Moravia rimane molto colpito dalle opere di Vaziri. Il giorno seguente alla sua visita passeranno assieme un’intera giornata visitando Varāmin, un antico sito Zoroastriano a sud di Teheran.

 

1977

Verso la fine di settembre il Goethe Institute di Teheran organizza una mostra di opere di Mohsen Vaziri-Moghaddam.

In ottobre la Galleria Santoro di Roma organizza una mostra di rilievi, dipinti e dei piccoli pezzi di Pardis. I critici e i curatori italiani sono attratti dai suoi lavori più recenti. Il quotidiano Il Popolo parla della mostra della Galleria Santoro.

Alla mostra di Vaziri parteciperà il sindaco di Roma Giulio Carlo Argan.

Più tardi scriveranno di queste opere anche Alberto Moravia e Toni Maraini, scrittrice e storica dell’arte. Il primo in un articolo del 1977 intitolato Eco passate nell’arte di Vasiri scrive:

Cominciando dalle sue prime sculture, osserviamo che l’influenza della storia persiana e del paesaggio persiano è rintracciabile chiaramente nelle strutture lignee, nelle quali egli pare aver espresso il suo sentimento di fronte all’antichità deserta ed echeggiante del più remoto passato del suo paese e all’analoga deserta ed evocatrice vastità dell’altopiano iraniano. Come osserva giustamente Argan, queste sculture scheletriche e convulse, simili ai resti calcinati di mostri preistorici colpiti dal fulmine e poi consumati dal vento ricordano strane creature antidiluviane. E infatti la Persia è in gran parte deserto, ed è appunto nei deserti […] che si trovano i fossili delle gigantesche creature del quaternario. […] le sculture più recenti, in forma di draghi multipli, irti di aculei, in atto di camminare su molteplici zampe. Costruiti cioè in modo che il dinamismo suggerito con la ripetizione degli elementi costitutivi, come in certi quadri dei futuristi per esempio Balla, diventi un elemento formale. Anche questi esemplari di faune preistoriche estinte campeggiano nel vuoto. Essi stanno ad esprime il senso di un mondo ostile, nel quale si muovono con precauzione strani esseri immaginari armati per la difesa e per l’offesa. Dalla scultura alla pittura il passo per Vasiri è stato breve. Che dire di questi quadri violenti ed eleganti, emblematici e psicologici, totemici e drammatici? Pensiamo che la costante coesistenza in queste pitture di forme aguzze, voraci, aggressive e di forme rotonde, sfuggenti e volanti stia a significare una interiorità divisa tra elementi minacciosi e elementi minacciati. […] dobbiamo tuttavia ravvisare nel contrasto così frequente tra il volar via di colombe spaventate e l’ergersi di trappole dentate, una descrizione allusiva a stati d’animo persistenti di apprensione e di timore. Il cromatismo di queste forme insieme umane e astratte ricorda le stilizzazioni colorate degli elementi araldici nei blasoni. Ma il blasone della tradizione orientale è stato spezzato e giace infranto nel deserto. Vasiri ne ha recuperato nei suoi dipinti alcuni frantumi prestigiosi”.

Toni Maraini scrive invece, nel 1978, un articolo dal titolo Falce gelida e volo della colomba:

Il lavoro attuale di Mohsen Vasiri sembra testimoniare come niente si sia perso in lui dell’antica plasticità iraniana […] nella visione mitica (manichea) dove l’aguzzo, il geometrico e l’appuntito lottano senza tregua con la forma ideale, sole, fiore, germoglio, cielo o colomba che sia. Da qualche anno in qua Vasiri […] si è aperto a un’arte più contingente e tormentata, dotata di maggiore forza e tensione. […] Nelle sculture […] gli strani effetti dei piani sdoppiati e ripetuti ricordano ali di dei pagani e uccelli tutelari […] Queste sculture, dove ricorre l’elemento aguzzo e segmentato, aprendosi invadono lo spazio, lo intagliano, ne corrodono i vuoti, si avvalgono degli effetti negativo positivo, eppure, malgrado la loro grande mobilità, sono araldiche e severe. […] Le sculture più piccole, che si aprono attorno a un pernio in un semplice movimento a ventaglio, possiedono la fissità gotica delle strutture emblematiche. Nei quadri […] si coglie l’istante dell’irruzione invadente dell’incubo nel sogno. […] le forme sono intente in un ballo crudele, ballo di mani, oggetti puntuti, colori decisi e elementi organici, ballo agguato, ballo morsa, rincorsa della cosa ineffabile, spazio, luce, amore, innocenza, morbidezza. Libertà. Colomba. […] Ed è per materializzare la tensione esistenziale che lui ricorre ad un linguaggio espressionista e a delle forme composite, a un giuoco serio di linee, strutture e ritmi dove il passato e il presente si compenetrano accomunati nella stessa ricerca dell’equilibrio originale”.

La Karteh Gallery di Teheran festeggia il suo secondo anno di attività esibendo alcuni piccoli pezzi di Pardis e una serie di quadri Paura e volo.

 Il 3 ottobre il quotidiano Rastakhiz e il Journal de Teheran pubblicano la notizia dell’evento. Sull’ Āyandegān, Behrouz Suresrafil recensisce la mostra:

Il tema generale delle opere attuali di Vasiri è rappresentato dallo sforzo stilizzato di un uccello di liberarsi dalla rete di forme dure e incallite che si allungano come braccia meccaniche per divorarlo. Un tema così ovvio e letterale può essere un precipizio pericoloso per un artista che un tempo ha abbracciato i più puri modi di espressione. Tuttavia, ponendo l’enfasi sugli elementi visivi, sul problema della suddivisione dello spazio, sul contrasto tra i colori chiari e vividi e lo sfondo bianco, sulla sorprendente pulsazione delle linee e delle forme che configurano un ritmo visivo, Vasiri riesce quasi a risolvere il problema. Talvolta l’uccello si perde nelle forme intrecciate e diventa visibile in un secondo momento; oltre a ciò, il rapporto premeditato delle forme, che emerge in mezzo al caos in composizioni forti e bilanciate, è incessante e indebolisce l’influenza letterale e non visiva del soggetto”.

In ottobre apre il Museo di Arte Contemporanea di Teheran e le opere di Vaziri, insieme a quelle di altri artisti, sono esposte alla mostra. Pierre Restany, celebre critico d’arte francese, è invitato alla cerimonia d’inaugurazione del museo e visita Vaziri nel suo studio. Passano un giorno insieme e Restany, prima di partire da Teheran, scrive le sue opinioni in una lettera intitolata Quelques istants de la solitude de Vasiri.

"Le hasard fait sans doute bien les choses. Mon premier contact avec l'œuvre de Vasiri a eu lieu en 1962 lors de la troisième biennale de Téhéran dont il fut le lauréat pour la peinture. Je devais le revoir la même année à Rome. Ses peintures de sable, une matière granuleuse parcourue de graphismes gestuels venus du fond des âges, m'avaient frappé; en plein déclin de l'informel européen, elles apportaient la force et le mystère de l'élan vital à un style tombé un peu partout dans l'esthétisme décoratif.
Je n'ai revu Mohsen Vasiri que 15 ans plus tard, à Téhéran, à l'occasion de l'inauguration du Musée d'Art Contemporain. Ses peintures de sable du début des années 60 figurent désormais en bonne place dans la collection Lajvardi.
Il vit dans une petite maison dont la pergola donne sur un grand jardin à l'abandon. C'est là qu'il travaille entouré d'une étrange faune-flore de pseudopodes articulés, feuilles dentelées ou flèches offensives, qui évoquent autant les animaux antidéluviens, que les plantes de la foret vierge. Ces sculptures articulées sont extensibles. Manipulées, elles se métamorphosent à l'infini dans l'espace.
Ces pièces font puissantes, pleine d'une énergie contenue jusq'aux limites de l'angoisse. Elles expriment la profonde solitude morale d'un homme qui ne vit que pour son art, et dont les rapports sociaux sont volontairement réduits au minimum. Comme les animaux qui souffrent, on à l'impression que Vasiri se terre, se replie sur lui-même, laissant à son art le soin d'exprimer l'impuissance de l'homme devant la dramatique et impitoyable injustice du monde.
La paix, l'harmonie, Vasiri la retrouve dans la musique de Gustav Mahler, mais aussi et surtout de sa rencontre intime avec la nature de son pays, la qualité de sa terre, ses contrastes d'aridité et de verdure.
Un vendredi d'automne 1977 nous sommes allés ensemble nous promener en voiture dans les environs de Téhéran. Au contact d'une vieille paysanne qui nous a accueillis dans son verger de pommiers, je l'ai vu se détendre et mordre à belles dents dans le fruit, avec l'avide spontanéité de l'enfance retrouvée pour un instant fugitif. J'ai appris ce jour-là à exprimer le jus de la grenade par un trou pratiqué sur l'écorce, et au moyen de la seule pression des mains.
Les tableaux qui correspondent aux sculptures évoquent par l'acuité et la stridence de leurs formes et de leurs couleurs, la même sensation de menace et d'angoisse généralisée dans un univers de violence: les heurts chaotiques de l’être individuel aux prises avec la continuelle agression de l'existence collective, l'en-soi opposé au pour-soi.
La sensibilité de Mohsen Vasiri est à fleur de peau. Et cette peau est celle du coeur, du tréfonds des sentiments. Quelle souffrance existentielle, à peine tempérée pendant de brefs moments privilégiés - comme celui que j'ai vécu avec lui - par l'amour viscéral de la terre natale, de la simplicité de l'homme au contact de la vérité de la nature!
Pourquoi faut-il que ce soit précisément sur le paroxysme d'une telle souffrance que l'art érige ses plus exemplaires réussites, ses plus extraordinaires culminances?
La douleur est l'apanage de l'artiste, lorsqu'il est vrai; c'est-à-dire naturellement grand. Isolé, seul, Vasiri paie comptant le prix de son angoisse. Avec une remarquable obstination, qui est aussi celle du talent, tout autant graphique que plastique, Mohsen Vasiri persévère dans son être, exposant toute l'étendue de son affectivité aux blessures de la vie quotidienne.
Puisses-tu résister contre vents et marées, Mohsen! Le temps travaille pour toi, j'en suis sûr“.

1978

Verso la fine di settembre alcuni quadri recenti di Vaziri, insieme alle opere di altri artisti iraniani contemporanei, sono esposti alla Fiera d’arte internazionale di Basilea.

Nello stesso anno sposa Zahrā, un’amica di sua sorella conosciuta 5 anni prima.

1979

Nasce il primo figlio: Houman

1980

Espone alla Galleria Karteh di Teheran

1981

Vaziri pubblica il primo volume di Metodo del disegno che nel corso degli anni vedrà più di dieci ristampe.

1982

Nasce il secondo figlio: Hamoun

1984

In giugno la Khāneye-Sabz Art Gallery di Teheran organizza una mostra intitolata Una retrospettiva: Mohsen Vaziri-Moghaddam dal 1953 al 1983.

1985

L’Istituto Italiano di Cultura a Teheran espone alcune opere di Vaziri. Bruno Bellone, direttore del centro, scrive la prefazione al catalogo:

L'opera di Vaziri, artista e intellettuale iraniano, che in Italia ha raggiunto maturazione e meritata notorietà, reca l'impronta delle principali tappe attraverso cui è passata l’arte contemporanea: registra così una costante evoluzione, secondo ritmi, a volte sostenuti e marcati, altre volte quasi impercettibili, sempre comunque coerenti a un tema originario: lo spazio. Dalla prima fase figurativa, a quella ispirata ai motivi delle miniature persiane, all'originalissimo momento in cui, superato il colore, Vasiri si è affidato alla fluidità della sabbia, solcata con gesto primordiale, in una scoperta di sempre nuove forme espressive, sino alle ultime ricerche, imperniate a rendere il dramma dell'uomo nel mondo. Vasiri si muove per cerchi concentrici, formalmente sempre più vigorosi, attorno a quel fulcro. Ineludibili pertanto le interferenze e il simultaneo passaggio dalla pittura alla pluridimensionalità della scultura. Per altro verso, il continuo articolarsi della spazio in forme coestese all'esperienza, ha progressivamente favorito il processo di interiorizzazione con cui lo spazio si fa tempo e l'esperienza storia. Il più recente Vasiri si ricollega così, dilatandole però, alle iniziali intuizioni. Non più la serena evocazione di felici età perdute, bensì l’angosciata coscienza di assurde violenze e minacce che gravano sull'oggi e incombono dal domani. Gli ultimi lavori di Vasiri testimoniano appunto l’acuta percezione che il sonno della ragione genera mostri. Dopo questo, solo un protratto e coerente silenzio. Ora Vasiri vuole invece, e lo deve continuare il suo discorso. A ciò l'Istituto Italiano di Cultura di Teheran, con questa esposizione retrospettiva, intende contribuire”.

Poco tempo dopo la mostra Vaziri lascia Teheran e si trasferisce con la famiglia a Roma dove abita ancora oggi. Durante questo periodo l’artista perde la sua casa e il suo studio in Iran dove molte delle sue opere vengono rubate:

L’edificio non rispettava certe norme edilizie. Durante la mia assenza […] il Comune fece demolire la mia casa e il mio studio cosicché non ebbi più alcun posto dove risiedere a Teheran. Fu uno degli shock più atroci che avessi mai provato”.

Negli anni successivi Vaziri continuerà sempre a dipingere senza mai perdere la voglia di perseguire la sua ricercare con nuovi segni e colori.

Compie brevi visite in Iran per visionare la pubblicazione dei suoi libri e talvolta, per organizzare mostre.

1993

In autunno, Vaziri porta con sé a Teheran una serie dei suoi ultimi lavori che vengono esposti
insieme ad alcune opere più vecchie, alla Barg Gallery; per l’occasione Jalāl Sattāri scrive un articolo sull’arte di Vaziri.

1994

In febbraio in accordo con l’Assessorato all’abbellimento del Comune di Teheran, Vaziri lascia alcuni dei suoi dipinti, disegni e sculture nel magazzino dell’assessorato per tre mesi, poi torna in Italia. Il Comune di Teheran e Vaziri stipulano l’accordo per istituire un museo con le opere e il nome dell’artista. Tuttavia, non solo il museo non viene realizzato, ma durante gli spostamenti alcune opere vengono danneggiate e altre vanno perse.

 

1996

Realizza una serie di calligrafie persiane libera dalle restrizioni abituali. L’idea, risale al 1992:

Volevo proporre l’essenzialità delle linee, senza pensare a ciò che i calligrafi o i pittori facevano con la calligrafia. E credo di avercela fatta”.

Nel frattempo sperimenta la tecnica del collage.

1999

Ad Agosto la Soroush Publications pubblica la prima edizione di La mente e le opere di Paul Klee di Werner Hahtmann, con traduzione di Mohsen Vaziri-Moghaddam.

2000

In autunno, torna in Iran. In novembre tiene una lezione alla Facoltà di pittura dell’Università di Yazd.

La Soroush pubblica il secondo volume di Metodo del disegno.

L’anno successivo soggiorna in Iran dietro invito della Facoltà di pittura dell’Università di Yazd e dell’Università d’arte di Isfahan dove tiene lezioni e incontra gli studenti; per l’artista è l’occasione di rivisitare le due città.

2001

Alla Barbican Center di Londra all’interno della mostra collettiva Iranian Contemporary Art curata da Rose Issa, viene esposto un quadro di sabbia di Vaziri.

2002

In estate, dietro invito dell’Ufficio Centrale per la Cultura e la Guida Islamica della Provincia di Fars, tiene una lezione dal titolo Educazione artistica in Iran e all’estero nella città di Shiraz.

2003

A luglio la Seyhoun Gallery organizza una retrospettiva delle sue opere dal 1947 fino a quell’anno.

Partecipa alla Rassegna Internazionale d’arte Contemporanea - PALESTINA CHIAVE DI CULTURA E DI PACE ad Ancona in Italia.

Nello stesso anno è colpito da degenerazione maculare che inizialmente lo porterà a perdere quasi del tutto la vista. Nonostante la grave malattia agli occhi, Vaziri non si perde d’animo ma al contrario continua a lavorare e a sperimentare diverse tecniche artistiche fino a giungere ad inventarsi una nuova forma espressiva: nasce la serie di  Cosmici, dipinti acrilici dominati da grandi macchie di colore che rispecchiano il suo nuovo modo di vedere la realtà.

La prima composizione è del 2005.

2004

8 maggio - 2 luglio
Espone assieme a Gerhard Richter al Museo di Arte Contemporanea di Teheran nella Quarta Edizione di Pionieri dell’Arte Moderna Iraniana dove viene riconosciuto come il più importante artista iraniano di questo secolo.

All’interno del catalogo della mostra, la critica d’arte Laura Turco Liveri scrive l’articolo Il ruolo di Mohsen Vasiri nell’’ Universo dell' Arte Contemporaneo:

“[…] Con la modestia della piccolezza umana, il gesto sulla sabbia che caratterizza l'inizio e l'imprimatur di una cospicua parte dell'opera di Vasiri diviene così l'espressione dell'esigenza dell'autore di ricollegarsi al tutto organico, alla circolarità della vita per dare e prendere da essa.
Il contatto della mano con la terra, con la sabbia, si ricollega alle nostre radici originarie - l'acqua, il mare - e si approfondisce nella pressione su di essa, nella sottrazione di materia che crea un vuoto, un'apertura, più precisamente una soglia, attraverso la quale può uscire l'humus, l'umore, forse l'energia della terra. È questo che dobbiamo vedere o cercare nei quadri di sabbia di Vaziri: il secondo piano prospettico sulla superficie del quadro, e cioè il fondo del solco, perché è da quella soglia, che ci ricorda il contatto della mano dell'autore con la sabbia, che anche noi dobbiamo prendere ciò che ci viene comunicato, il senso del contatto, dello scambio, il rifiorire della vita e l'armonia con il tutto che ne deriva […]”.

Il Centro di Cultura Islamica invita Vaziri a tenere una lezione dal titolo Il rapporto tra maestro e allievo in Iran e nel mondo nella città di Sāri nel nord dell’Iran.

Partecipa al XXXI premio Sulmona, Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea in provincia di Aquila in Italia.

 

2005

Esporrà una serie di quadri alla Galleria Asia di Teheran e alla Galleria Shiveh di Shiraz.

A febbraio esce un articolo sulle sculture di Vaziri su Honar - Mojassameh (Art, Sculpture) Magazine Of Association Of Iranian Sculptors a Teheran.

14 luglio Viene invitato dal Comune di Roma e premiato come Personalità Europea.

Espone alla galleria Dey a Teheran e nello stesso anno alla Galleria Parvāz presso l’Università di Yazd in Iran.

Pochi mesi dopo esporrà alcuni dei primi quadri di sabbia del 1960 alla Hoor Art Gallery, Teheran.

2006

Partecipa per la prima volta con una sua opera all’Asta di Christie’s  a Dubai.

2007

Espone in Canada a Toronto all'interno del ciclo di mostre Six Weeks of Iranian Art.

A dicembre La Galleria Arte Dove di Firenze espone alcuni dei suoi quadri di sabbia.

 
 

2008

Espone alcuni quadri astratti fatti lo stesso anno alla Hoor Art Gallery di Teheran.

Nonostante la malattia agli occhi Vaziri decide di scrivere la sua autobiografia a cui lavora notte e giorno concludendola dopo un solo mese.

1-10 Luglio, partecipa a Teramo Città Aperta al Mondo - Happening Culturale Internazionale 4° ed. e in quest’occasione vi sarà una mostra personale dal titolo Omaggio a Mohsen Vasiri Un Ponte tra Oriente e Occidente a cura di Alberto Melarangelo.
Nel catalogo interverranno anche il Sindaco di Teramo, Gianni Chiodi ed il Direttore dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Rep. Isl. dell’Iran, Esmaeili Ali Reza.

Dal 7 al 12 Novembre espone alla Tarrāhāne Āzad Gallery a Teheran.

Partecipa per la prima volta con una sua opera all’Asta di Bonhams di Dubai.

2009

Sarà presente con alcuni quadri alla Elah Gallery di Teheran.

12 - 22 Giugno, espone i Collages alla Hoor Art Gallery.

A Maggio espone alcuni quadri di sabbia allo Studioplano di Venezia.

La Saatchi Gallery di Londra espone un quadro di sabbia di Vaziri in Perspectives: Arab & Iranian Modern Masters.

Partecipa per la prima volta con una sua opera all’Asta di Sotheby’s di New York.

2010

Da maggio a luglio la Ahwaz Museum of Contemporary Art in Iran organizza una mostra personale di Vaziri esponendo tra sculture e pitture più di 250 opere.

2011

La Farvahar Art Gallery organizza una mostra dal titolo A Selection of Mohsen Vaziri Moghaddam Art Works.

2012

Viene pubblicato 14 Goftar (14 Articles about the Painting, Graphic & Sculpture) una raccolta delle lezioni tenute da Vaziri dal 1969 al 1978 durante gli anni d’insegnamento all’Accademia di Belle arti dell’Università di Teheran. All’interno vi è anche una sua traduzione dall’italiano al persiano di un articolo sull’Arte Grafica Espressionista tedesca.

 La Tarrāhāne Āzad Gallery espone alcuni quadri del 1959 Forma e Spazio e alcuni quadri della serie Cosmici.

2013

Settembre – Gennaio
Viene invitato dalla Asia Society Museum di New York a partecipare alla mostra Iran Modern in cui viene esposta la scultura Forms in Mouvement e il suo quadro di sabbia della collezione del MoMA di New York.
Espone all’interno della mostra Iranian Masters of Abstract Painting alla ATBIN Art Gallery di Teheran.

2014

La Meshkati Fine Art & Austin/Desmond Fine Art ospita Vaziri alla fiera d’arte Art 14 di Londra. Sono esposte alcune sculture in plexiglass della serie Pardis, quadri di sabbia ed alcuni disegni della serie Calligrafie.
Durante l’estate, dopo un periodo d’inattività, produce una serie di quadri astratti su carta.

Luglio - Settembre
La scultura Forms in Mouvement viene trasferita da New York alla Fundação Casa França-Brasil, per la mostra Artevida corpo di Rio de Janeiro in Brasile.

7 Novembre
La Tarrāhāne Āzad Gallery di Teheran espone una serie di Monotipi del 1960 e alcuni dei suoi recenti quadri.

21 Novembre - 11 Dicembre
La Khāk Gallery di Teheran organizza una mostra dal titolo Intuition of color - Recent Art works of Mohsen Vaziri Moghaddam.

2015

18 - 21 marzo
Partecipa alla Dubai Art Fair tramite la Etemad Art Gallery di Teheran.
In primavera, verrà stampata la sua autobiografia intitolata I ricordi scritta nel 2008.